Cinema a Roma

In Italia gli anni Trenta furono un periodo favorevole per il cinema. La dittatura fascista investì molto denaro nella produzione e creò nel 1936 a Roma la struttura di Cinecittà sul modello di Hollywood e degli studios americani. Cinecittà è un complesso di teatri di posa di eccellenza e rilievo internazionale situato lungo la via Tuscolana nella periferia orientale di Roma e attivo dal 1937.
Di proprietà di Cinecittà Luce S.p.A. e in gestione dal 1997 a Cinecittà Studios S.p.A., Cinecittà costituisce il vertice dell’industria cinematografica italiana ma è utilizzata anche per produzioni estere e televisive.
A Cinecittà sono stati girati più di 3000 film, 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura all’Oscar, 47 dei quali hanno vinto la prestigiosa statuetta. Celebri registi, nazionali e internazionali, vi hanno lavorato: da Federico Fellini a Francis Ford Coppola, da Luchino Visconti a Martin Scorsese, da registi di commedie come Mario Camerini e Vittorio De Sica, ad attori come il divertente comico Totò.

Alla fine della seconda guerra mondiale l’Italia era poverissima e le strutture per produrre film quasi tutte distrutte.
Il dramma della guerra, la lotta partigiana diedero però nuova linfa al cinema italiano alimentando il Neorealismo, movimento culturale che ha avuto dei riflessi molto importanti sul cinema contemporaneo e che documenta e descrive in modo crudo le sofferenze subite dal popolo italiano durante l’occupazione tedesca. Film di spicco furono Roma Città Aperta e Paisà di Rosellini, Sciuscià e Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica.

Pier Paolo Pasolini è considerato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo. Dotato di un’eccezionale versatilità culturale, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi come poeta, romanziere, linguista, giornalista e cineasta.

Attento osservatore della trasformazione della società dal dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi italiana, ma anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti. Accattone (1961) è il primo film diretto da Pier Paolo Pasolini, e può essere considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari.
In questa pellicola insegue una sua idea di narrazione epica e tragica. Il film è una metafora di quella parte di Italia costituita dal sottoproletariato che vive nelle periferie delle grandi città senza alcuna speranza per un miglioramento della propria condizione.
Accattone è il soprannome di Vittorio, un ragazzo di borgata che si fa mantenere da una prostituta, Maddalena. Passa il suo tempo con gli amici. Maddalena finisce in carcere, e Accattone conosce la fame e un giorno, andato sul posto di lavoro della moglie abbandonata, incontra Stella. Accattone tenta di far prostituire anche Stella, ma intanto se ne innamora. Inizia a rubare. Stella convince Accattone a cercarsi un lavoro, guadagnandosi da vivere in modo onesto, e lui per amore accetta quel posto di lavoro, ma non riesce ad adattarsi e torna a rubare. Dopo un piccolo furto s’imbatte nella polizia e nel fuggire cade dalla motocicletta e muore.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s